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lunedì, 23 marzo 2009
 

Non li so mettere i punti fermi.

Pur provandoci, non lo farò.

Sia buono il tempo,

a chiunque passerà di qui

 

postato da arearea | 19:46 | commenti (4)


mercoledì, 18 febbraio 2009
 

Tutti a pensare a Luca ci si dimentica di chi era Povia

Gente, questo è revisionismo storico! Non si può discutere così agguerritamente sulla canzone di uno che ha sfondato coi bambini che fanno ohhh per poi replicarsi (in ogni senso) con qualcosa tipo "Vorrei volare come un piccione". Io dubito che questa sua nuova canzone, Luca era gay, la passeranno in radio per più di dieci volte; è una canzone chiaramente destinata a scomparire dalla coscienza e dalla memoria di tutti, come del resto le precedenti. E come, per analogia, quel fantastico brano che quel grande paroliere che è Gigi d'Alessio scrisse un anno fa per quella grande, grandissima interprete che è Anna Ta...quella lì, dai, la moretta col trucco pesante! in quel caso sempre di gay si parlava, ma in toni così banali che non convinsero neanche il pubblico medio.

Luca era gay rientra pienamente nel prototipo di canzoni che per qualche settimana (soprav)vivono dei riflessi incondizionati di chi le ascolta: come in preda a spasmi involontari, si hanno delle piccole e localizzate contrazioni muscolari dovute alla percezione del suono poviano, che però tendono a scomparire nel giro di poco tempo. Anche perché la musica è di quelle niente male, molto orecchiabili già dal primo ascolto - tratto tipizzante di ogni canzone a scadenza determinata che si rispetti.

A me dispiace attaccare Povia per due motivi: il primo è che non saprei dire quanto sia in buona fede e quanto invece dietro la storia che racconta ci sia una politica omofoba o volutamente polemica; il secondo è che più si parla di questo testo volutamente discutibile, più gli si regala visibilità. Anzi, di quei dieci passaggi in radio da oggi dovrò sentirmi un po' responsabile anche io. Capisco i timori di chi vede nelle idee Povia una minaccia al libero e sano sviluppo dell'orientamento di ognuno, e spiegherò qui i perché. Ma prima chiedo ha chi non ha vissuto in sé l'omosessualità di fidarsi del racconto di chi ha qualcosa da esporre in prima persona. Essere omosessuale significa avere a che fare ogni giorno con un mondo che dà per scontata la tua attrazione per le donne e a cui devi ogni giorno spiegare come stanno in realtà le cose. Essere omosessuale è una scoperta involontaria che quando arriva turba, sconvolge, spaventa come spaventa tutto che non si conosce o si conosce poco e male. Percorrere la strada già percorsa dai nostri genitori (sviluppo - maturità - matrimonio - figli) è certamente più rassicurante che inoltrarsi in un sentiero diverso e per molti perverso, per di più spesso da soli. Povia ad alcuni di questi ragazzi in crisi dice: guardate che alcuni di voi possono tornare indietro: se voi uomini negli uomini (e voi donne nelle donne) non trovate la felicità è perchè il vostro futuro è evidentemente altrove: nella normalità. A Povia rispondo che è vero che per alcuni la definizione del proprio orientamento sessuale segue il percorso da lui indicato (esperienze omosessuali - esperienze eterosessuali - matrimonio - figli), ma che può stare tranquillo se la sua preoccupazione è che questi alcuni rimangano incastrati nel transitorio passaggio nel mondo gay a scapito della loro vera natura: non accadrà mai che qualcuno, potendo scegliere, opti per una via oggettivamente più difficoltosa, sarebbe una forma di autolesionismo; mentre invece non è difficile trovare chi, non volendo accettare una vita diversa, si sforza in una natura che non gli appartiene. E come potrebbe una canzone che parla di ritorno alla normalità non essere da incentivo a tali meccanismi inconsci di repressione della sessualità, così facilmente verificabili in un adolescente?

Meno male che a scriverla è stato Povia.

(per il testo http://www.sdamy.com/povia-luca-era-gay-sanremo-2009-artisti-testo-canzone-4517.html )



martedì, 03 febbraio 2009
 

Alla mia generazione

Chi lo dice che la mia è una generazione da prendere e buttare in blocco?

Io, per esempio; l'ho detto tante di quelle volte, circa il numero di quelle che in treno mi hanno svegliato porte sbattute neanche fossimo deragliati, o cellulari usati come stereo, o urla bestiali di ogni sesso e razza, ma tutte giovani come la mia.

Eppure non siamo proprio da gettare via.

Nei racconti di mio padre e la sua gioventù ci sono storie davvero belle e momenti che è un peccato non ci fosse qualcuno a fotografarli. Tu però li immagini, e dovevano essere belli quei ragazzini con le pietre in tasca, i calzoncini corti e lo sguardo intenso che fa molto Mediterraneo. Quei visi che hai visti a volte nei film in bianco e nero e romanaccio.

Dovranno passare credo una o due generazioni perché si rimpianga la bellezza di una ragazza in via Palermo 7. E' Giulia, di fronte a lei ci abita mia nonna e poco fa scendevo mentre lei saliva. E insieme a me scendeva la pioggia. Lei truccata con un nero sotto e fin dentro gli gli occhi, e capelli neri inumiditi in punta, bagnata in fronte, che torna a casa con la testa bassa e sta tutta dentro un cappuccio; lo zaino in spalle che gronda acqua dal fondo e però che importa, l'ombrello non serve. Magari è pure nello zaino ma prenderlo per cosa? Ma prenderlo per chi? Per salvare i libri? Non sarà certo per gli angoli con le ondine che non li aprirò, se non vorrò farlo. O per salvare me? ...Ma se non ne ho bisogno... anzi menomale questa pioggia che finalmente mi tocca, che mi costringe a sentire un po'... un contatto... Dai, Giulia, concentrati su queste gocce che veramente ti sfiorano il viso. Immagina che sia tua madre che piange, e stringendoti piange con te... dai Giulia, fallo per i tuoi figli a cui così avrai almeno questo da raccontare: una pioggia catartica e sensuale... Dai Giulia, dai.

postato da arearea | 15:16 | commenti (5)
piccolezze


mercoledì, 21 gennaio 2009
 

C'era Serena che l'ho conosciuta oggi. E poi c'erano ventidue vecchi, li ho contati. Io non ho niente contro l'anzianità, ben venga che anche loro ci tengano ad allenare la mente. Il problema sorge al revescio, nel momento in cui si constata i giovani eravano solo due, noi due. Anche lei era lì a sentir parlare del Tonio Kroger di Thomas Mann un po' per passione un po' perché le serve, così mi dice. Dice che quest'anno avrà la maturità e il suo professore non è molto in gamba, e allora fa da sé. Una ragazza a posto Serena, si capisce già a vederla. Sa il fatto suo e non esita a nasconderlo, ma se lo può permettere.

Il Tonio Kroger mi era piaciuto perché anche a me capita di sentirmi quello che a una festa, mentre tutti ballano, se ne sta faccia al muro a guaradare fuori, fuori da una finestra che però è chiusa. Oggi invece sono entrato, e subito ho pensato "mamma mia, tutti vecchi"; così mi sono seduto accanto a Serena nell'ultima fila, e le ho detto che ero contento di vedere così tanti ragazzi; e lei ha riso, e io ho riso. Sembrava che anche per noi la finestra tutto a un tratto si fosse aperta.

postato da arearea | 21:04 | commenti (2)
piccolezze, amaranthine


venerdì, 16 gennaio 2009
 

Buongiorno

Ogni mattina una parte di me si dispera a doversi alzare. C'è la finestra a destra che manda luce e sembra parlarmi, anzi mi parla ma sono io a non volerla ascoltare; perché non ci sono parole che possano convincermi: sono un uomo ubriaco che venderebbe sua madre per una sigaretta, o sfonderebbe di calci il proprio gatto solo perché miagola e per questo gli da noia. Sono questo, io, la mattina. Sono un gomitolo pieno di nodi, che alla fine ti esaurisci e lo tagli a pezzi snervato ma soddisfatto, anche se dentro la pece rimane. Sono... sono... e la finestra che butta luce quando vorrei soltanto dormire.

postato da arearea | 00:04 | commenti (3)
pensieri scordati


sabato, 27 dicembre 2008
 

Senza titolo

...Improvvisa è scesa la neve, quando seduti sul divano e le sedie ognuno ha avuto i suoi pacchetti da scartare. A me un maglione tutto di lana. E' stato bello che qualcuno l'avesse fatto, per me. Una voce ritornata da lontano.

Scendendo via Cavour tenevo mia nonna sotto braccio e pensavo a Matteo che con la sua, di nonna, va al cinema di sabato ogni tanto. E pensavo orgoglioso che allora finalmente ero un po' come lui.

Festeggiando la nascita di Cristo in macchina, io e Giusy ci siamo resi conto che la tristezza è un modo d'essere e che allora tanto valeva inclinare di più la testa per scongere il magnifico Natale che era lì assieme a noi, piuttosto che immergersi in quello che mancava.

E poi dopo la mezzanotte sostando fuori la Chiesa aspettando il finire della funzione; annoiandomi come una volta e allo stesso tempo amando quel sostare sulla ringhiera: ad un tratto ho chiuso gli occhi  e ho rabbrividito: improvvisa, scendeva la neve...

postato da arearea | 14:54 | commenti (5)
piccolezze


lunedì, 22 dicembre 2008
 

Sublimineeeeer (sublimaire?)

Ma che importa la grafia, è tutta retorica, tutta forma! Quando dietro alla porta il fiume in piena spinge o apri, o muori. Ma tanto poi si apre uguale.

Io non ce l'ho fatta a dirgli che oggi al mercato di Portaportese ho comprato un vinile di Marcella Bella. Roba che la venditrice mi ha preso per culo, Elena mi ha preso per culo, il padre di Elena ha detto alla figlia di non toccare quel vinile e di camminarmi a distanza. Ho capito che scherzava, ma effettivamente ero ridicolo........................ ai loro occhi: perché loro non sanno che se lo faccio, è per lo Stronzo. Il mio caro Stronzo, che pure quando ormai è passato come una valanga e si è dileguato lascia abeti morti e rifugi devastati. del genere che io se vedo un vinile con scritto A R I A come prima traccia, non posso astenermi dall'acquisto. E' un atto dovuto e meccanico, come le vigorsol quando sei in fila alla cassa.

Poi stasera, il fiume, insomma. Finalmente un grazie, un anno di neve che si è sciolta ed era qui a bussare alla porta. Apro per non morire, e mi travolge la sua dolcezza. E non era un grazie da coda nel supermercato, che lo lasci perché "ci sta". Era un grazie c-h-e   f-i-n-a-l-m-e-n-t-e. Senza sintassi, ché la forma è deviazione.

Stronzetto, sempre Stronzetto. Pare che il tempo a volte premi la virtù.

postato da arearea | 00:29 | commenti (1)